Con il D.M. n. 218 del 16 ottobre 2026, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha approvato un programma da 6 milioni di euro per 32 interventi su immobili di culto e beni di interesse storico-artistico, finanziati nel triennio 2026–2028 con 2 milioni di euro per ciascuna annualità.
Gli interventi interessano 12 Regioni e comprendono opere di manutenzione straordinaria, recupero, restauro conservativo, riqualificazione, rifacimento di coperture, accessibilità, bonifica da amianto, consolidamento e, in alcuni casi, miglioramento sismico. La Lombardia concentra la quota economica maggiore, con oltre 1,4 milioni di euro, mentre la Calabria registra il numero più elevato di interventi, sette, per oltre 603 mila euro.
Tra gli interventi programmati compare anche il rifacimento della copertura con miglioramento sismico della Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta a Castell’Arquato, oltre a interventi di consolidamento strutturale previsti in altri edifici di culto. Il programma MIT non nasce quindi come misura specificamente dedicata alla sicurezza sismica, ma mostra come recupero architettonico e intervento strutturale possano convivere nello stesso processo di tutela.
Il nodo della vulnerabilità sismica: perché gli edifici di culto richiedono particolare attenzione?
La valutazione della sicurezza sismica degli edifici di culto richiede un approccio specifico rispetto a quello adottato per molti edifici ordinari. Le configurazioni architettoniche tipiche delle chiese storiche possono infatti favorire meccanismi locali di vulnerabilità, che devono essere analizzati insieme al comportamento complessivo della costruzione.
Tra gli aspetti che richiedono particolare attenzione rientrano le grandi aule interne e l’elevata altezza delle pareti perimetrali, spesso prive di solai intermedi capaci di garantire un efficace collegamento tra le murature; la presenza di archi, volte e cupole, che possono generare spinte e sollecitazioni concentrate; e gli elementi più snelli o geometricamente indipendenti, come facciate monumentali e campanili, che possono sviluppare meccanismi locali di ribaltamento o risposte dinamiche differenti rispetto al resto della costruzione.
Per questo motivo non è sufficiente limitarsi a una valutazione generica della resistenza della muratura. Negli edifici di culto è necessario comprendere il comportamento dei diversi macroelementi: archi, volte, cupole e campanili… e individuare i meccanismi di crisi più plausibili sotto azione sismica.
Il percorso tecnico deve quindi partire dalla conoscenza: analisi storico-critica, rilievo geometrico e strutturale, ricostruzione delle trasformazioni subite nel tempo, caratterizzazione dei materiali, analisi del quadro fessurativo e verifica delle connessioni tra gli elementi. Solo a partire da queste informazioni è possibile costruire un modello strutturale coerente, interpretare il comportamento dell’edificio e individuare le vulnerabilità più significative.
La scelta dell’intervento deve derivare da questa fase di conoscenza e valutazione. A seconda delle condizioni della struttura e di quanto previsto dalla normativa, il progettista potrà orientarsi verso interventi locali, miglioramento sismico o, nei casi previsti, adeguamento sismico.
Negli edifici di interesse culturale, inoltre, la sicurezza strutturale deve essere affrontata insieme alle esigenze di conservazione. L’obiettivo non è semplicemente aumentare la capacità resistente, ma individuare soluzioni compatibili con la geometria, i materiali, le tecniche costruttive e il valore storico-architettonico della costruzione.
Accanto al programma MIT, la sicurezza sismica dei luoghi di culto è oggetto di una programmazione nazionale molto più ampia. Il PNRR M1C3 – Investimento 2.4 del Ministero della Cultura dispone complessivamente di 800 milioni di euro per la sicurezza sismica dei luoghi di culto, il restauro del patrimonio FEC e i siti di ricovero delle opere d’arte. Dopo gli aggiornamenti del 2026, oltre 381 milioni di euro risultano destinati specificamente alla linea relativa alla sicurezza sismica di luoghi di culto, torri e campanili.
Dalla conoscenza alla verifica: il ruolo della modellazione strutturale
Per il professionista, intervenire su una chiesa storica significa quindi andare oltre la sola identificazione del degrado visibile. La domanda fondamentale diventa: come si comporta realmente la struttura sotto azione sismica e quali sono i suoi meccanismi più vulnerabili?
La modellazione numerica costituisce uno degli strumenti a disposizione del progettista per rispondere a questa domanda, interpretando il comportamento della costruzione, valutandone il livello di sicurezza e confrontando gli effetti di possibili interventi.
Per gli edifici esistenti in muratura, POR 2000 supporta l’analisi e la verifica strutturale e può inserirsi nel percorso che, partendo dalla conoscenza dell’edificio, conduce alla valutazione della sicurezza e alla progettazione degli interventi di miglioramento.
Conservare un edificio di culto significa anche comprenderne il comportamento strutturale: solo conoscendo le vulnerabilità della costruzione è possibile progettare interventi realmente compatibili, proporzionati e verificabili.
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Fonti essenziali
MIT- D.M. n. 218/2026 e relativi Allegati A e B; D.Lgs. 42/2004, art. 29; Direttiva PCM 9 febbraio 2011; Ministero della Cultura- PNRR M1C3, Investimento 2.4.
NEWS Ministero delle infrastrutture e dei trasporti
Documenti
Allegato n.1 Tabella A Elenco interventi Edifici di Culto rev 16/10/2026
Allegato n.2 Tabella B riparto tra Regioni rev 16/10/2026
MInf.REG DECRETI R.0000218 16/10/2026
(Newsoft sas® Riproducibile citando la fonte)